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28 Gennaio 2013
Da vittima a carnefice
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di Umberto Tramontano – Prima che partisse la “Freedom Flotilla”, una nave con a bordo volontari provenienti dalle NGOs umanitarie internazionali, ricordando i soldati israeliani sparare ai contadini palestinesi intenti a lavorare i campi di Gaza vicini al confine, ho immediatamente pensato ai colpi che sfioravano le mani alzate dei lavoratori e mi sono chiesto cosa potesse impedire il verificarsi di una situazione analoga. Dopotutto a giustificare l’uccisione di alcuni contadini, secondo i responsabili dell’esercito israeliano, è stato il timore dei soldati intimiditi da un possibile attacco terroristico. Pertanto se una zappa intimidisce, una nave piena di aiuti umanitari per bambini e cittadini di Gaza rappresenta un vero e proprio attentato alla sicurezza israeliana. Ci si chiede come creare un “apartheide” con l’assenso della comunità internazionale possa garantire maggiore sicurezza anzichè inasprire il sentimento anti-semita nel mondo arabo. Per Israele (potenza nucleare) non sembra rappresentare un problema, almeno fino a quando ci sarà l’immunità da ogni crimine garantita da Washington all’interno del Consiglio di Sicurezza. Su queste basi ho escluso che sparare a dei volontari non armati sarebbe stato un “suicidio mediatico”. Per quanto possa infastidire il paragone, sembra quasi che gli ebrei di oggi debbano vendicare le vittime di ieri. E’ sconcertante come la violenza generi altra violenza, soprattutto se ad agire sono coloro che hanno subito il crimine più efferato di cui l’umanità si è resa responsabile. Come è possibile che l’esercito israeliano utilizzi le bombe al fosforo bianco mutilando bambini innocenti dopo aver visto i propri fratelli sterminati dai gas tedeschi? La questione israelo-palestinese è la dimostrazione che al male non c’è mai fine. Nella storia dell’umanità, infatti, i nemici sono stati spesso etichettati come terroristi, in particolar modo quando lo scontro era impari. Robin Hood era un terrorista quando si utilizzavano metodi meno efficaci delle bombe. I palestinesi chiedono la resitutizione di una terra di loro proprietà, dalla quale sono stati mandati via sulla base di avvenimenti storici risalenti al periodo tra il 607 Avanti Cristo e il 135 Dopo Cristo. E’ come se gli indiani domattina reclamassero le americhe e relegassero americani, canadesi, brasiliani, argentini e messicani ad un agolino di terra, magari minacciati da mitra e bombe. Certo gli indigeni non hanno il potere economico sionista e il loro massacro non ha portato a nessuna Norimberga, mi auspico tuttavia ci sarà un tribunale che possa accertare le responsabilità israeliane rispetto ai massacri di civili inermi, agli spari sulle ambulanze e all’impedimento, come sovente avviene, che aiuti umanitari possano raggiungere Gaza. Una situazione in cui un’intera popolazione è sotto il ricatto militare e soffre la fame, ricorda i racconti di Primo Levi, il quale definiva il lager simile all’inferno di Dante. Citando Guccini concluderei affermando che: “Dio è morto”, ancora una volta, stamattina all’alba nelle acqua internazionali.replica watches
 
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